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INDICE 1999 I PROGETTI
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Il progetto

Può un gruppo di alberi influire sulla progettazione di un edificio fino a determinarne pianta e facciata? In fondo, considerare come punto focale del progetto l’intorno naturale del luogo edificabile non è un atteggiamento nuovo. La Casa sulla cascata (1934) di Frank Lloyd Wright è stata una delle prime architetture in cui gli spazi interni ed esterni della costruzione si articolavano in continuità con la natura. Eredi di questa interpretazione dell’architettura come parte integrante della natura, Enric Miralles e Benedetta Tagliabue con la Scuola di musica progettata ad Amburgo sono riusciti a costruire forse l’esempio più attuale di edificio che articola il proprio involucro in un delicato equilibrio fra masse edificate, vegetazione arborea e spazi vuoti.
Ha raccontato Miralles, scomparso lo scorso anno, in un’intervista pubblicata su El Croquis: “Fin dal principio pensammo a una costruzione che si inserisse fra gli alberi, rispettando la loro volumetria. Il terreno di progetto era limitato da un edificio a L di soli due piani dietro al quale si trovava una piccola chiesa con un alto campanile. A noi toccava il compito di porre il terzo elemento. Il tempo aveva situato questo spazio come dentro a un bosco. Allora prendemmo l’idea direttamente da Kahn – ‘Una scuola è quando i bambini si riuniscono attorno a un albero’ – e scegliemmo di iniziare proprio dalla materialità e densità degli alberi che si trovavano in quel luogo”. Nei progetti di Miralles e Tagliabue esiste un’importante fase di analisi dedicata a registrare i dati del luogo: la topografia, le linee d’ombra, i tracciati urbani, la vegetazione, il costruito. Si direbbe che il lavoro che segue scaturisca da questo registro grafico delle condizioni dell’area di progetto, per arrivare a delineare, quasi in modo spontaneo, la strategia di intervento più consona alla situazione: “Quando ti occupi di un progetto – ha detto Miralles – non stai lavorando solo con la realtà fisica del momento, ma con la realtà di tutto ciò che è stato [...]. Appresi questo realizzando il cimitero di Igualada, dove riuscii a costruire un luogo quasi unicamente dedicato alla crescita protetta di alcuni alberi”.



Spazi per la città
Progettata per riunire in un unico edificio i diversi spazi che l’accademia occupava in punti dispersi della città, la Scuola di musica nasce per rispondere a chiare esigenze funzionali e didattiche, ma offre allo stesso tempo uno spazio pubblico alla municipalità di Amburgo. La spazialità degli alberi esistenti nel luogo definisce il primo contesto con cui dialoga il progetto, mentre gli edifici circostanti in mattoni a vista rappresentano la seconda preesistenza con cui l’intervento si misura.
L’area ha forma trapezoidale, delimitata a sudovest dall’impianto a L della scuola di Lingue straniere e a nordest dalla strada. Il nuovo edificio (1.600 metri quadri) si colloca giusto al centro del terreno, articolando i suoi volumi lungo l’asse longitudinale nord-sud in un disegno organico, integrato nel giardino da zone pavimentate in laterizio che definiscono piccole piazze, accessibili dagli alunni per attività ricreative, e aree verdi, che in prossimità dell’edificio si convertono in dossi. Il progetto paesaggistico contrappone la morbidezza del prato rivolto alla strada alla solidità del suolo lastricato in cemento della corte, definita dall’edificio esistente e dal nuovo intervento: uno spazio che si configura come fulcro di una probabile connessione tra i due istituti, prevista anche attraverso un collegamento aereo.
Il complesso scolastico si organizza secondo due ambiti principali: una zona pubblica a sud (bar, palestra, biblioteca e auditorium) e una privata a nord (aule e uffici), unite dal grande vestibolo d’entrata a tripla altezza, che si dilata lungo la facciata principale e costituisce la zona di attesa e svago per gli alunni, la cui età varia fra i 5 e i 18 anni. Questo lungo foyer funge da diaframma fra gli spazi interni della didattica e l’esterno, continuamente visibile attraverso ampie vetrate, richiamando così – come ha ricordato Miralles – la tradizione dell’architettura “trasparente, soprattutto nell’accezione ludica che ne diede Aldo van Eyck con la Hubertus House ad Amsterdam, nel 1973”. Il foyer è l’asse del progetto, sviluppato lungo la parete strutturale in calcestruzzo da cui si dipartono i sistemi distributivi e le aule stesse. La struttura interna di pilastri, travi cilindriche e tiranti metallici allude metaforicamente a frammenti arborei, come quelli del grande albero attorno al quale si sviluppa la facciata est.
Permeabile alla luce
La scuola si articola su tre piani fuori terra e uno interrato, separando in modo netto, per ragioni acustiche, le aule al primo e secondo piano dagli uffici amministrativi situati al piano terra. Sulla hall di ingresso si affacciano direttamente le zone pubbliche e il primo braccio della rampa che conduce sia alla biblioteca – situata al piano ammezzato – che all’auditorium, posto al piano superiore. Adiacente a quest’ultimo, una terrazza destinata a teatro all’aperto è collegata direttamente con il giardino tramite scale. Al piano interrato vi sono le sale di registrazione e di prova, dove la luce naturale giunge attraverso un solco scavato lungo il perimetro nordovest dell’edificio.
La luce naturale penetra e illumina tutti gli ambienti della scuola filtrando attraverso differenti tipi di lucernari e finestre, variabili nella loro dimensione e collocazione – a filo di facciata, arretrate o inclinate – adattandosi alla diversità formale e strutturale dei fronti. L’idea di dare corpo allo spazio interno delimitandolo per mezzo di due involucri distinti per qualità e funzione è scrupolosamente tradotta nelle scelte dei materiali. Sul fronte est la struttura metallica articola un serramento composito ad ampi pannelli in alluminio colorato, di produzione industriale, con superfici vetrate fisse e finestre intelaiate in legno, in una disposizione libera e continua. All’opposto, sul fronte ovest, la facciata adotta ampie superfici in cotto a vista, mutuato dagli edifici attigui, e la modularità delle sue aperture è in relazione diretta con il trattamento cromatico dei pieni. Anche all’interno della scuola ritorna il tema del muro ritmato da vuoti e bande cromatiche; questa volta però si tratta della parete in calcestruzzo, spina strutturale dell’edificio e facciata “interna” trasformata in un mural. Il ritmo dei colori allora si trasforma in una partitura che, come sottolineava Miralles, “esprime l’energia dei giovani e della musica nello spazio”. Il tema del colore è dunque una licenza poetica dei progettisti che supera l’aspetto decorativo e si proietta sullo sviluppo spaziale, intrecciando strettamente la percezione del progetto a quella del paesaggio in cui è inserito.