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Il progetto
Ad Apollo Bay, sulla costa a ovest di Melbourne, in cima a una collina con vista sul mare, si erge la villa disegnata da Kerstin Thompson. Che ha fatto proprio, reinterpretandolo, linsegnamento di Alvar Aalto: coniugare tradizione, modernismo e realismo. Così la tradizione australiana del pavillon ledificio caratterizzato da un grande tetto a falda che arriva a coprire la veranda che lo circonda completamente è stata sostituita da un muro, come la progettista ama definire il corpo delledificio, che nasce in direzione nord-sud e si snoda seguendo landamento del terreno e lasciando intatti tre alberi di eucalipto centenari che vengono inglobati nella costruzione. È il muro che crea lo spazio e non viceversa, spiega larchitetto: una dichiarazione che si evidenzia nellangolo determinato dallincontro della spina nord-sud con la zona est-ovest, che racchiude linvaso più importante della casa.
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Ma il muro non è sempre impenetrabile, la facciata presenta una composizione di pieni e vuoti: i primi insistono dove è necessaria una barriera contro il forte vento della zona; i secondi sono ampie vetrate o tagli che incorniciano il paesaggio e creano un continuo contatto con la natura. Ma il rispetto per il paesaggio non nega la possibilità di produrre un segno tangibile e opposto, come la scala a nord che conduce al tetto-terrazza, esplicito riferimento con proporzioni più modeste a quella realizzata da Adalberto Libera nella Casa Malaparte a Capri, della quale Kerstin Thompson si dichiara affascinata dal segno distintivo perfettamente integrato nellambiente, anche se allo stesso tempo riconosce che qualsiasi intervento sul territorio comporta un degrado; è solo una questione di percentuale.
In queste soluzioni (pieno-vuoto, naturale-artificiale) lopera rivela una sorta di strategia bipolare: il pubblico separato dal privato, laperto indipendente dallintimo, la luce divisa dal buio, la zona giorno in cemento, la zona notte in legno.
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Al servizio del cliente
Un edificio esiste se è occupato: in questa definizione Kerstin Thompson proclama la propria totale disponibilità a interagire con la clientela. Un atteggiamento apprezzato e cercato dai committenti, ma giudicato dalla critica come un fattore di compromissione che sminuisce missione e identità dellarchitetto. Per la Thompson è soltanto una maniera di concepire in modo più flessibile lo spazio: le eventuali varianti determinano la vera bellezza e completezza delledificio. In questo senso la progettista si definisce antimonumentale e mostra un desiderio minimalista che estrinseca in totale complicità con il committente. Impossibile cercare di catalogare linsolita accondiscenza. È semplicemente una questione di carattere, taglia corto Kerstin Thompson.
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La sala raddoppia
Allinterno il progetto si evidenzia in due ambiti distinti che hanno come perno centrale la cucina, alla quale si accede da tutti i punti della casa. Si affaccia sul soggiorno, un vasto locale che può essere visivamente raddoppiato aprendo le grandi finestre che danno sulla terrazza a nord. Di fronte alle aperture, un camino ritaglia una cornice invernale cui si affianca una finestra quadrata per lasciare il contatto con lesterno. Quasi ortogonalmente al soggiorno e divisa dalla cucina si trova la zona notte: verso sud cè la camera padronale e sul lato opposto, salendo pochi gradini, si trovano altre tre stanze poste in successione sotto il tetto-terrazza, raggiungibile dalla scala esterna che conclude la stradina di accesso alla villa.
I materiali utilizzati sono semplici e tradizionali (strutture di cemento e legno, rivestimenti di legno di cedro) e hanno permesso di contenere i costi di costruzione in 320 mila dollari australiani (circa 390 milioni di lire).
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