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INDICE 1999 I PROGETTI
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Il progetto

Ad Apollo Bay, sulla costa a ovest di Melbourne, in cima a una collina con vista sul mare, si erge la villa disegnata da Kerstin Thompson. Che ha fatto proprio, reinterpretandolo, l’insegnamento di Alvar Aalto: coniugare tradizione, modernismo e realismo. Così la tradizione australiana del pavillon – l’edificio caratterizzato da un grande tetto a falda che arriva a coprire la veranda che lo circonda completamente – è stata sostituita da un “muro”, come la progettista ama definire il corpo dell’edificio, che nasce in direzione nord-sud e si snoda seguendo l’andamento del terreno e lasciando intatti tre alberi di eucalipto centenari che vengono inglobati nella costruzione. “È il muro che crea lo spazio e non viceversa”, spiega l’architetto: una dichiarazione che si evidenzia nell’angolo determinato dall’incontro della spina nord-sud con la zona est-ovest, che racchiude l’invaso più importante della casa.

Ma il muro non è sempre impenetrabile, la facciata presenta una composizione di pieni e vuoti: i primi insistono dove è necessaria una barriera contro il forte vento della zona; i secondi sono ampie vetrate o tagli che incorniciano il paesaggio e creano un continuo contatto con la natura. Ma il rispetto per il paesaggio non nega la possibilità di produrre un segno tangibile e opposto, come la scala a nord che conduce al tetto-terrazza, esplicito riferimento – con proporzioni più modeste – a quella realizzata da Adalberto Libera nella Casa Malaparte a Capri, della quale Kerstin Thompson si dichiara affascinata dal segno distintivo perfettamente integrato nell’ambiente, anche se allo stesso tempo riconosce che “qualsiasi intervento sul territorio comporta un degrado; è solo una questione di percentuale”.
In queste soluzioni (pieno-vuoto, naturale-artificiale) l’opera rivela una sorta di “strategia bipolare”: il pubblico separato dal privato, l’aperto indipendente dall’intimo, la luce divisa dal buio, la zona giorno in cemento, la zona notte in legno.
Al servizio del cliente
“Un edificio esiste se è occupato”: in questa definizione Kerstin Thompson proclama la propria totale disponibilità a interagire con la clientela. Un atteggiamento apprezzato e cercato dai committenti, ma giudicato dalla critica come un fattore di compromissione che sminuisce missione e identità dell’architetto. Per la Thompson è soltanto una maniera di concepire in modo più flessibile lo spazio: le eventuali varianti determinano la vera bellezza e completezza dell’edificio. In questo senso la progettista si definisce antimonumentale e mostra un desiderio minimalista che estrinseca in totale complicità con il committente. Impossibile cercare di catalogare l’insolita accondiscenza. “È semplicemente una questione di carattere”, taglia corto Kerstin Thompson.
La sala raddoppia
All’interno il progetto si evidenzia in due ambiti distinti che hanno come perno centrale la cucina, alla quale si accede da tutti i punti della casa. Si affaccia sul soggiorno, un vasto locale che può essere visivamente raddoppiato aprendo le grandi finestre che danno sulla terrazza a nord. Di fronte alle aperture, un camino ritaglia una cornice invernale cui si affianca una finestra quadrata per lasciare il contatto con l’esterno. Quasi ortogonalmente al soggiorno e divisa dalla cucina si trova la zona notte: verso sud c’è la camera padronale e sul lato opposto, salendo pochi gradini, si trovano altre tre stanze poste in successione sotto il tetto-terrazza, raggiungibile dalla scala esterna che conclude la stradina di accesso alla villa.
I materiali utilizzati sono semplici e tradizionali (strutture di cemento e legno, rivestimenti di legno di cedro) e hanno permesso di contenere i costi di costruzione in 320 mila dollari australiani (circa 390 milioni di lire).