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INDICE 1999 I PROGETTI
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Il progetto

Tra i fondatori dello studio FPPV, Dennys Payne ha firmato assieme a Tim Neill il Juvenile Justice Centre di Melbourne, complesso di edifici per la riabilitazione di giovani condannati dalla giustizia. La filosofia trainante dello studio è indirizzata alla produzione di strutture che supportino valori umani e sociali e per questo motivo l’interazione con il cliente è un aspetto importantissimo nel percorso progettuale. In questo caso la committenza, il Department of Human Services con i suoi manager, ha partecipato per sei mesi alla definizione degli aspetti fondativi del progetto. La rieducazione dei giovani, ragazze dai 10 ai 18-21 anni e ragazzi dai 10 ai 18 anni, si basa su principi molto diversi da quelli tradizionali: la condanna e l’aspetto punitivo sono sostituiti da un atteggiamento di reintegrazione e fiducia. Anche gli edifici che tradizionalmente esasperano il fattore controllo, sia nella distribuzione interna che nella composizione esterna, lasciano qui il posto alla trasparenza e agli spazi aperti. Si esercita ovviamente un certo monitoraggio, ma sono mantenute zone di assoluta privacy all’insegna del comfort e per sviluppare un rapporto di fiducia tra gli operatori e i ragazzi.

Il Centro, insomma, aspira a diventare un luogo in cui rintracciare quei punti di riferimento che i giovani non hanno trovato nelle loro famiglie. Il modello su cui si basa l’intero progetto è la tipica casa suburbana australiana, nella quale lo staff rappresenta la famiglia e gli edifici sono stati assimilati alla normalità della vita quotidiana. Una porta d’ingresso principale dà sul giardino mettendo in relazione la zona giorno interna con quella esterna non recintata. Completamente separata dal resto degli edifici è invece la zona notte, dove i giovani ospiti possono recarsi solo la sera. Fondamentale è l’articolazione organica dei differenti corpi che costituiscono il progetto e la relazione di questi con gli spazi aperti del giardino. Qui un architetto del paesaggio, Craig Eldridge, rispettando un’impostazione terapeutica ha studiato appositamente una serie di giardini zen in cui potersi appartare, oltre a spazi aperti e percorsi per il gioco e per l’attività fisica. Così come avviene nei sobborghi delle città australiane in cui si esce per fare la spesa o andare a scuola, anche in questo caso vi è la possibilità di frequentare un negozio autogestito, mentre nell’edificio per l’educazione si tengono corsi di ceramica, fotografia e si impartisce la normale istruzione primaria e secondaria.
Esigenze diverse
L’alloggio per le ragazze e il suo intorno è stato studiato in rapporto alla loro specificità psicologica: le giovani hanno bisogno di uno scambio intenso, di ritrovarsi in un luogo raccolto – da qui l’impianto centripeto del progetto – mentre i ragazzi si riuniscono per fare sport e necessitano di uno spazio aperto, il che ha spinto i progettisti a ideare alloggi in relazione centrifuga con l’esterno, che faciliti una dimensione più attiva. Dunque gli 870 metri quadri di area calpestabile della residenza delle ragazze, articolati in 15 stanze da letto, sono stati organizzati attorno a una zona centrale, nella parte a nord del giardino, con terrazzamenti che favoriscono il contatto con l’esterno mantenendo comunque la dimensione intima; mentre il complesso per i ragazzi, 820 metri quadri con altre 15 stanze da letto, invece, ha una forma allungata con un campo sportivo su un lato e anche sull’altro, a nordest, si affaccia su un’area all’aperto per attività sportive, adiacente all’edificio per l’educazione. Quest’ultimo è stato posizionato tra i due corpi principali, punto d’incontro durante le ore diurne. Anche l’edificio d’ingresso dalle ampie vetrate tenta di accogliere i giovani nel modo meno reclusivo possibile.
La stessa recinzione è stata pensata in trama d’acciaio trasparente per assicurare protezione alle residenze limitrofe senza però sottolinearne la separazione. Per gli esterni è stata tentata la strada della riproposizione di una idea “domestica” dell’insieme, ricreando l’atmosfera di un villaggio integrato nella natura. Il progetto prevede un ampliamento, previsto vicino ai parcheggi: verrà realizzata un’unità residenziale destinata ai giovani che si preparano a uscire.
In tutto il complesso, strutture in laterizio sono alternate a parti in mattoni di cemento, tetto in lamiera di zinco ondulata, finestre e porte in alluminio, isolamento alle pareti in minerali di fibra e il soffitto in poliestere ricoperto da un pannello in gesso. L’opera, unica nel suo genere, ha ottenuto successo e ora è diventata un modello tipologico per situazioni simili in altre zone d’Australia grazie al suo valore altamente terapeutico.