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INDICE 1999 I PROGETTI
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Il progetto


Nell’ambito della ridistribuzione e decentramento dei poli universitari in Lombardia, l’Università Statale ha realizzato una sede della facoltà di Medicina a Monza. Il lotto scelto, non lontano dalla bellissima Villa Reale, è compreso in un’area dominata dalla presenza dell’ospedale San Gerardo. Nel rispetto delle recenti tendenze dell’istituzione universitaria, la facoltà di Medicina accoglie per i due terzi del suo volume attività di ricerca, limitando l’attività di didattica e denunciando così l’intenzione di costruire uno scambio di sinergie fondate sulla ricerca e la collaborazione scientifica con il vicino ospedale.
Il programma funzionale si articola attorno a tre grandi raggruppamenti che Remo Dorigati, progettista del complesso realizzato tra il 1997 e il 1999 (in collaborazione con gli architetti Pietro Manazza, Arturo Sclavi e Vincenzo Bertoletti) ripropone anche in termini tipologici e volumetrici. Gli spazi della ricerca sono ospitati in un edificio alama, macchina lineare che esprime la propria funzione con la presenza di laboratori; gli spazi per la didattica trovano posto in un corpo a pianta triangolare che contiene al centro la biblioteca – la terza funzione – anch’essa a pianta triangolare.


A forma di lotto
Il complesso deve la sua disposizione planimetrica alla forma del lotto assegnato. A livello urbano, Dorigati disegna i due grandi volumi nel lotto irregolare alla ricerca di un dialogo con l’intorno eterogeneo. Verso sud, l’edificio alto della ricerca si pone come un corpo allungato che si contrappone alla massa dell’ospedale San Gerardo, dal quale è separato da un grande parcheggio. Verso nord, al confine con i campi di grano, il corpo della didattica – una sorta di serpente che fuoriesce da terra – deve la sua geometria triangolare alla strada che delimita il lotto e ripropone inoltre una dimensione più minuta che dialoga con il tessuto di piccole case esistenti, dal forte carattere rurale. Il grande sbalzo del corpo della didattica segna il punto d’ingresso pedonale alla hall dell’edificio, dalla quale si accede alle tre funzioni: i laboratori, le aule, la biblioteca.


Un corpo, una funzione
L’edificio dei laboratori si struttura linearmente con un corridoio centrale secondo una sequenza di locali la cui dimensione viene modulata sul passo della struttura a pilastri alternata, sul lato sud della distribuzione, alle canalizzazioni tecniche e impiantistiche che innervano l’edificio verticalmente. La serialità del programma e della struttura diventa l’occasione per razionalizzare anche gli impianti, canalizzazioni complesse in laboratori di questo tipo. Il lato nord dell’edificio contiene i tre blocchi della distribuzione verticale e gli studi dei professori.
L’edificio della didattica vede le aule disposte lungo la fascia esterna; per distribuire in modo unitario gli spazi per le lezioni, garantendo un facile accesso ai portatori di handicap, Dorigati ha trasformato il corridoio in una rampa che consente anche di ottenere una tipologia a gradoni in tutte le aule, con una conseguente ottimizzazione della visuale durante le lezioni. Nel gomito del triangolo Dorigati crea un’aula con pianta a emiciclo, chiaro omaggio alle aule di chirurgia delle università storiche; al primo piano è situata un’ampia aula magna, che termina l’edificio aprendosi con una grande vetrata verso la città.
Infine la biblioteca, che ripropone la tipologia storica delle sale lettura a due livelli, ai quali si accede sia dalla hall dell’edificio, sia dal piano superiore. Chiuso dall’edificio-percorso della didattica, lo spazio della biblioteca ottimizza l’illuminazione con un grande lucernario zenitale, che caratterizza fortemente la spazialità interna.
La suddivisione tipologico-funzionale operata da Dorigati viene evidenziata con forza anche nella scelta dei prospetti. L’edificio basso della didattica ripropone l’uso dell’intonaco bianco che caratterizza i minuti corpi residenziali vicini. Caso interessante invece è quello del rivestimento del corpo a lama. Progettato inizialmente in pannelli ondulati di zinco-titanio tipo Rheinzink, a ricordare il carattere di macchina, tale rivestimento ha ricevuto parere negativo dalla commissione edilizia comunale. Il progettista ha così deciso di utilizzare lo stesso Rheinzink quale cassero per la gettata di pannelli prefabbricati di circa 22 cm di spessore, alleggeriti dall’isolamento, ottenendo in questo modo la stessa vibrazione del prospetto con altro materiale.
Remo Dorigati si conferma così, dopo la precedente realizzazione di una sede della Università Statale a Varese e le progettazioni in corso, uno dei progettisti italiani capaci di affrontare con determinazione e chiarezza le scelte tipologiche e materiche delle complesse strutture universitarie contemporanee.