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Il progetto
Il tema di questo progetto, una facciata che delimita una piazza, è un classico dellarchitettura che vanta un abbondante repertorio di esempi e allude ad argomenti quali la simmetria, le proporzioni, la decorazione e anche la rappresentazione del potere. In Olanda le piazze, quando non hanno gigantesche chiese a fare da fondale, sono poco piùche grandi slarghi quadrangolari, dove tradizionalmente si tengono i mercati, vi si affacciano piccole case, forse il municipio, a volte i migliori negozi che però in un paese protestante sono sempre sottotono. Herman Hertzberger non è mai stato un appassionato di facciate, anzi, ha sempre criticato quegli architetti che hanno fatto della pelle delledificio il loro marchio di qualità. Questo non significa che non abbia disegnato o pensato al tema facciata, ma lo ha sempre fatto, potremmo dire, in seconda battuta, come fosse la conseguenza di quanto avviene negli spazi interni delle sue architetture. Per lui la facciata è, non solo a una pelle, ma anche una fisarmonica: capace, oltre a schermare, di contenere qualcosa e di calibrare la propria profondità in base alle necessità interiori. Le sue facciate sono fatte per essere viste sia da dentro sia da fuori, sono tanti Giano bifronte, spessori, zone di transizione. È successo così anche ad Assen, nel nord dellOlanda, dove si trova questa architettura.
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Al committente del progetto - la società Vanderveen che commercia materassi e arredi domestici - la città acconsente di sopravanzare verso la piazza, appropriarsi di una fetta profonda sei metri e godere di unaltezza maggiore degli altri edifici. Moltiarchitetti considererebbero sei metri una dimensione esigua, quasi una presa in giro, ma per la mente vulcanica e coraggiosa di Hertzberger possono racchiudere un mondo, o meglio, un microcosmo; dal punto di vista della città rappresentavano invece unoccasione per coniugare lidea di piazza urbana e di architettura moderna, di passato e futuro. Così Hertzberger si è trovato nella felice e contraddittoria condizione di sviluppare un incarico diverso da quelli che lo hanno reso celebre: non un edificio di uffici, non un teatro, una residenza, una scuola o un asilo, ma un edificio-vetrina commerciale, insomma qualcosa realizzato esplicitamente per produrre reddito, un edificio-calamita.
Poeticamente, e con savoir faire, Hertzberger sostiene che il suo edificio è un satellite di vetro che, come una nave, è stato ormeggiato sulla piazza con ogni precauzione, perché il capitano sa di dover salpare nuovamente nel caso le correnti o il vento dovessero girare e rappresentare un rischio. Negli ultimi anni di boom economico, molte città olandesi hanno visto limprovvisa trasformazione dei loro piccoli centri urbani e questa eventualità potrebbe non piacere a Hertzberger che ad Assen ha giocato la carta del contrasto tra il vecchio e il nuovo. Non ha soltanto disegnato una camaleontica pelle di acciaio e vetro, ma un volume intero di vetro, spesso sei metri, che si lega allÖUedificio esistente alle sue spalle e si ancora a prua e poppa, diventando inamovibile. Non mancano nei dettagli analogie marittime: i grandi bilancieri in copertura cui è sospeso il solaio superiore, gli angoli vetrati, i volumi a sbalzo e lassenza di cornicione, con il top delledificio segato secco, come fosse di lamiera saldata. Questo edificio non vuole essere solo la vetrina della famiglia Vanderveen, ma di Assen stessa.
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A contrastare la cura con cui questo parallelepipedo è stato collocato nel contesto cittadino, ci sono la sua abitabilità e informalità: ogni nicchia può ospitare una funzione diversa e regalare al pubblico una nuova sorpresa. La gente che lo visita diventa parte integrante della composizione nei sei metri di profondità per 50 di lunghezza e su unaltezza di quattro piani abbondanti. Unintercapedine a tutta altezza separa lopen space del vecchio magazzino dal nuovo volume dotato di una bella pancia e di una lunga pensilina ricurva: tutti segni di benessere sociale. Qui Hertzberger palesa la sua antica passione per Victor Horta, che si fonda sulla dolcezza delle curve appena stondate, sulla leggera contrapposizione tra geometrie ortogonali e circolari e sulla decorazione intesa non come qualcosa di aggiunto ma come forma stessa delledificio. Perdersi è bello, per poi orientarsi, potrebbe essere il motto latente della nave qui ormeggiata. Viene in mente la chiarezza labirintica di cui tanto parlò Aldo van Eyck come uno degli elementi mancanti per dare ricchezza alle nostre città. La struttura delledificio si scompone in due parti; la principale è in calcestruzzo, mentre quella secondaria, che regge un volume a sbalzo aggettante sopra alledificio esistente, è in acciaio. La prima è composta da sette setti, staccati di 1,5 m dalledificio esistente, con una luce di 4,8 m. I solai sono in calcestruzzo prefabbricato dello spessore di 60 cm. Lultimo piano a sbalzo in acciaio contiene una caffetteria e ha la forma di un grande arco panoramico, coltivata dagli architetti moderni olandesi fin dai tempi di Duiker e Van der Vlugt. Una sottostruttura verticale fatta di metallo regge il curtain wall della facciata, rivestita da un complesso sistema di carter metallici. In corrispondenza dei due piani intermedi, la facciata vetrata è tenuta staccata dai solai, uno spazio occupato da lastre di vetro laminato. Nel curtain wall sono interposti alcuni serramenti in alluminio apribili con i telai montati allinterno e senza montanti verticali, la cui forma sottolinea lorditura orizzontale delle facciate.
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Non è un edificio semplice, è piuttosto lassemblaggio di tanti pezzi, dettagliati individualmente e poi montati in base alle regole della meccanica, secondo cui ciascuno è collegato allaltro senza essere giuntato. Nella sua filosofia costruttiva non è diverso da un edificio high-tech, ma ne sta allestremo opposto per quanto riguarda la filosofia percettiva e luso dei materiali. Il vetro e il metallo, con le loro mille tonalità e finiture di grigio, sono i veri protagonisti, se ne sono andati definitivamente i mattoni, i blocchetti di cemento, il legno e il patchwork di colori che insieme hanno reso celebre lapproccio strutturalista di Hertzberger, che però risale a circa trentanni fa. Più che il segnale di una sua evoluzione stilistica è un segno del cambiamento dei tempi. Cè stata negli ultimi ventanni una forte evoluzione dei materiali e delle tecniche di assemblaggio (si è tornati alle tecniche sperimentali di costruzione degli anni Venti e Trenta) a cui Hertzberger si è dimostrato particolarmente sensibile, ha recepito la tecnica di montaggio leggera dei nuovi materiali e lha fatta propria, restando fedele alla sua idea di sempre: le cose e gli spazi piccoli sono migliori di quelli grandi. Gli interni della nuova ala dei magazzini Vanderveen descrivono la ricca palette dei grigi oggi possibili in architettura: le lamiere con le tessiture, i ferri strutturali con le vernici, i serramenti con i carter metallici, le finiture dei pavimenti e dei controsoffitti, i riverberi, le amplificazioni e i riflessi prodotti dalle trasparenze vetrate disposte sia in verticale che in orizzontale. A tratti, questa palette così variegata appare troppo ricca ed esuberante; prevale così un senso di eccesso e di confusione e il disegno degli interni si perde purtroppo nei dettagli. Anche in questa debolezza riconosciamo la mano prolifica di Herman Hertzberger, che nelle sue opere da sempre ha accavallato tante idee e forme, a volte dimenticandosi di scegliere quelle migliori.
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