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INDICE 1999 I PROGETTI
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Il progetto


In Francia molte comunità locali si sono dotate di strutture sportive: questa attività – per la sua funzione di coesione – è sempre più un’impresa redditizia per i politici, mentre la costruzione di edifici destinati a uso sportivo si è trasformata per gli architetti in un filone promettente. Roland Baroin e Guy Pimienta, dello studio Dédale, si sono aggiudicati incarichi per molte palestre nella regione parigina, ma negano che questa sia diventata una loro specializzazione e rivendicano un’apertura su interventi di ampio raggio. La scelta del nome, Dédale, non sta infatti a significare la complessità dell’architettura o l’ingegnosità di cui i progettisti hanno bisogno per dipanare la matassa di dati spesso contraddittori? Come mettere d’accordo, per esempio, attività legate al tempo libero con la necessità di una stretta sorveglianza, coniugare freschezza e durata, affermare l’elemento urbano nel rispetto della natura.


È dello scorso ottobre la conclusione dei lavori per la realizzazione di una palestra su incarico del Comune di Clichy-sous-Bois, nella prima cintura parigina. Baroin e Pimienta lavorano a Saint Denis, in prossimità del famosissimo e controverso Stade de France, ma in questo caso non si sono occupati di un edificio simbolo. La costruzione infatti ha dimensioni contenute – circa 2200 metri quadrati – uno “strumento necessario” nelle immediate vicinanze di una scuola secondaria e destinato alla popolazione della cittadina. L’edificio sorge alla periferia di Clichy, nella parte bassa di un viale su un terreno addossato a una collina alberata e fa da tramite fra città e campagna. L’obiettivo perseguito dai progettisti si legge nella diversità dei materiali utilizzati: l’accesso alla palestra è trattato con volumi in muratura che rinviano alla città, mentre i locali destinati alle attività sportive sono caratterizzati dal gioco di curve della copertura e dal legno della facciata, come risposta al massiccio piantumato che fa da sfondo all’edificio. L’insieme – 75 metri di facciate parallele al viale sottolineate da linee d’acciaio leggermente asimmetriche e tre volumi ben differenziati – produce una presenza forte sostenuta dalla grande funzionalità della pianta.


Il progetto architettonico dello studio Dédale, a dispetto del nome, non ha però nulla di labirintico: il primo volume, lo spazio per il ricevimento, è segnalato da due blocchi a sporto fra i quali si colloca l’ingresso vetrato e il percorso d’accesso è sottolineato dall’elemento di instabilità della copertura. Da una parte e dall’altra dello spazio per il ricevimento si allungano la palestra per le gare, a sinistra, e quella per la pratica del judo a destra. Lo spazio fra le due sale è occupato dagli spogliatoi per gli studenti, da quelli riservati ai docenti e dai servizi, al di sopra dei quali una galleria tecnica consente di alloggiare le condutture per il trattamento dell’aria. Alla programmata gestione dei flussi, che imponeva uno stretto controllo dell’andirivieni di studenti e di visitatori, gli architetti hanno risposto con percorsi semplici e chiaramente diversificati, in modo che sia impossibile entrare nella sala grande senza passare da uno spogliatoio o dall’ingresso del pubblico; il sorvegliante all’ing
resso può avere il controllo visivo dell’accesso ai locali. Per quanto riguarda gli spogliatoi, il controllo del passaggio spetta al professore/arbitro.
I criteri edilizi e la scelta dei materiali privilegiano la leggerezza – tenuto conto della natura del terreno – la riduzione dei costi (1,2 milioni di euro, oltre 2,3 miliardi di lire) e la durata della costruzione. Il legno fa la parte del leone, all’esterno nelle facciate viene sovrapposto al policarbonato nella parte superiore, in quella inferiore gli spazi destinati all’attività sportiva sono rivestiti in pino Douglas trattato, per stabilizzare il colore e ottimizzare le caratteristiche meccaniche, in particolare la resistenza a ogni genere di attacco esterno, dalle intemperie agli atti vandalici. Il pino inoltre non ha bisogno di manutenzione e, grazie a striature e scanalature, costituisce un supporto poco favorevole all’uso della vernice spray.
All’interno, nell’area multisport, la struttura in legno lamellare incollato è completata da un trattamento acustico ottenuto grazie alla lana di roccia e a un intervallo di 3 centimetri delle lamelle orizzontali. La protezione nella parte bassa delle pareti è garantita da pannelli in legno Osb estremamente resistenti, composti da lamelle orientate. Il legno consente infine di fare vivere uno spazio di gioco attraverso una scrittura dinamica dalle tonalità calde, che su una luce di ventisei metri accompagna le traiettorie del pallone.